Il tribunale di Jiangyin invalida la vendita di account WeChat per mancato consenso degli utenti.

29 Ago 2022 | Diritto privato, Giustizia

WeChat

Il sig. Chen è un famoso influencer cinese che da tanti anni si occupa di cosmetologia medica. Grazie al suo mestiere, il sig. Chen ha raccolto un gran numero di dati di clienti e, in seguito, ha anche deciso di venderne gli account WeChat, e i relativi dati, a terzi. Tuttavia, la transazione per la vendita di 9 contatti, avvenuta nel 2019, non è andata a buon fine, perché l’acquirente, il sig. Zhao, invece di pagare il prezzo pattuito di 500.000 yuan, ha pagato solo 300.000 yuan. Il sig. Chen cita in giudizio il sig. Zhao. Il tribunale di Jiangyin nella città di Wuxi, provincia dello Jiangsu, ha recentemente pubblicato la sentenza di primo grado, affermando l’invalidità della transazione per mancato ottenimento del consenso informato dei proprietari degli account da parte del venditore, e respingendo ogni richiesta dell’attore. 

L’avvocato del sig. Zhao ha osservato che l’essenza del trasferimento degli account WeChat in questo caso riguarda il trasferimento di un gran numero di contatti WeChat a una terza parte senza autorizzazione. Tale condotta può molto facilmente fuorviare gli utenti, e costituisce pertanto una truffa. La rivendita dovrebbe perciò essere considerata invalida. 

Al contrario, il rappresentante dell’attore ha sostenuto che il trasferimento dei dati dei contatti non perseguiva scopi illegali e che quindi il sig. Chen ha il diritto di ricevere il compenso concordato. Di fatto il trasferimento dei dati può essere considerato come uno dei servizi di consulenza per cui i soggetti avevano già prestato il consenso.  

In questo caso la corte ha stabilito che gli utenti, che hanno acconsentito al trattamento dei dati personali, hanno prestato tale consenso solo per la ricezione di servizi e non per il trasferimento dei dati a terzi. I 9 account WeChat trasferiti dal sig. Cheng contengono una grande quantità di informazioni sull’identità dei clienti, inclusi il numero della carta di identità, la data di nascita, l’indirizzo, le cartelle cliniche, ecc. Queste informazioni sono informazioni personali e la legge ne protegge la privacy. Il sig. Zhao le ha ottenute tramite un acquisto, e il loro successivo utilizzo è contrario alla legge perché fatto in assenza del consenso necessario. Inoltre il sig. Zhao, procedendo alla vendita di prodotti o servizi, sfruttando la reputazione del sig. Cheng, può indurre i medesimi clienti in errore sull’identificazione del soggetto.

Il giudice Chen Jiaozhi, presidente del tribunale di Jiangyin, ha commentato la decisione del tribunale come segue: «L’articolo 1038 del Codice Civile prevede che i dati personali non possano essere forniti illecitamente ad altri senza il consenso delle persone fisiche. In questo caso, il sig. Cheng ha violato le previsioni del Codice Civile vendendo i 9 account WeChat al sig. Zhao. Il tribunale ha ritenuto la transazione invalida. Negli ultimi anni, vari criminali hanno utilizzato WeChat per eseguire frodi, vendita di giochi d’azzardo e compiere altre attività illecite. Se si permette l’acquisto e la vendita, non autorizzati, di account WeChat personali, inevitabilmente aumenteranno le attività illegali e criminali. Pertanto, nell’ottica della tutela degli interessi pubblici e sociali, e dei diritti di informazione dei cittadini, gli account WeChat personali non sono adatti al libero scambio anche se hanno un certo valore economico.»

Per comprendere meglio questo caso bisogna anche considerare che in effetti, l’account WeChat non appartiene al singolo utilizzatore dell’app. WeChat ha formato un suo ecosistema stabile, che ha permesso a molte persone di diventate famose e ricche. Ma in realtà, la maggior parte delle persone non capisce la natura di questa piattaforma e ne consegue un uso scorretto. Va ricordato che al momento della registrazione di un account su WeChat, si sottoscrive un documento “Licenza software e contratto di servizio” che molte persone non leggono attentamente, ma che contiene molti contenuti importanti, cui bisognerebbe prestare più attenzione. 

Ad esempio, l’articolo 7.1.2 del documento statuisce chiaramente che la proprietà dell’account WeChat appartiene a Tencent (società titolare di WeChat). Dopo il completamento della richiesta di registrazione, l’utente ottiene solamente il diritto di utilizzare l’account WeChat, e tale diritto appartiene esclusivamente all’utente che ha inviato la richiesta iniziale di registrazione. Allo stesso tempo, l’utente titolare della registrazione non può regalare, dare in prestito, trasferire o vendere l’account WeChat o consentirne l’utilizzo ad utenti terzi. Gli account non possono essere donati, locati, ceduti, o ereditati. 

In altre parole, l’account WeChat in realtà non appartiene al singolo, la persona che lo ha registrato è solo un utente del suo account. In pratica, l’account appartiene a Tencent e l’utente semplicemente “noleggia” l’account gratuitamente. Ne consegue che non è possibile comprare o vendere una cosa altrui. 

Date le suddette circostanze, emerge un problema di tutela di tutti quei creatori e imprenditori di prodotti multimediali che operano su WeChat come il sig. Cheng. 

Per citare il contributo: Cardillo I., [titolo], in Istituto di Diritto Cinese, [data], disponibile all’indirizzo […].

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