Caso Liu: condanna a morte per spionaggio

28 Mar 2025 | Diritto penale, Diritto processuale penale, Giustizia 司法

Caso Liu: condanna a morte per spionaggio

Il 19 marzo 2025 il Ministero della Sicurezza dello Stato (MSS) cinese ha annunciato la condanna a morte di un ex ingegnere, identificato con il cognome Liu, per reati di spionaggio e divulgazione illegale di segreti di Stato. Liu, già assistente ingegnere presso un istituto di ricerca scientifica nazionale, è accusato di aver copiato e venduto segretamente una grande quantità di informazioni riservate a un’agenzia di intelligence straniera, attività che secondo il tribunale cinese ha gravemente compromesso i segreti di Stato del Paese​. 

Si legge nell’annuncio

«”Coloro che scavano pozzi partono da un fossato di tre pollici e raggiungono una profondità di diecimila piedi.” Chiunque persegua i propri sogni deve farli fruttificare senza rinunciare nemmeno ai più piccoli dettagli. Ogni disperato che, sotto la tentazione dell’avidità, tenta di “adottare un approccio radicale e raggiungere il paradiso in un solo passo” ne subirà le conseguenze. Di recente, le autorità per la sicurezza nazionale hanno scoperto un caso di spionaggio in cui un membro dello staff di una delle nostre unità di ricerca scientifica ha copiato e riprodotto segretamente un gran numero di segreti di Stato e li ha venduti ad agenzie di intelligence estere.

Il signor Liu, ex ingegnere assistente presso un istituto di ricerca scientifica del nostro Paese, ha ritenuto di essere stato trattato ingiustamente e di non essere stato valorizzato o promosso. Nutriva rancore nei confronti dell’unità e ha deciso di dimettersi. Prima di lasciare il suo lavoro, ha copiato e conservato segretamente una grande quantità di informazioni riservate in suo possesso, preparandosi a vendicarsi e a minacciare i suoi superiori. Questo è anche il suo primo passo verso l’abisso del crimine. Dopo aver lasciato il lavoro, Liu è andato a lavorare per un istituto di investimento. Per soddisfare la sua avidità, non ha esitato a violare gravemente i codici di condotta professionale, aprendo numerosi conti intestati a genitori, parenti e amici per speculare freneticamente sui titoli azionari. Nel tentativo di ottenere profitti elevati, ha persino chiesto soldi in prestito a parenti e amici più volte e ha persino utilizzato carte di credito per prelevare denaro illegalmente e investire in prodotti finanziari ad alto rischio. La mentalità del giocatore d’azzardo alla fine lo ha portato al fallimento degli investimenti e a un indebitamento elevato. Sotto l’enorme pressione economica, non solo non è tornato indietro dal suo percorso sbagliato, ma ha cominciato a pensare alle informazioni riservate in suo possesso e a fantasticare di arrendersi al nemico, tradire e rivendere le informazioni.

Basandosi sulla sua esperienza di lavoro in un’unità riservata, Liu ha progettato “con cura” un processo completo per vendere informazioni di intelligence ed eludere le indagini. Ha preso di mira un’agenzia di spionaggio straniera e ha preso l’iniziativa di unirsi a loro. Dopo aver raggiunto un accordo preliminare, ha iniziato ad attuare il piano di vendite all’estero. Per mettere insieme il suo primo tesoro il più velocemente possibile, ha suddiviso e impacchettato dati elettronici riservati, ha creato un catalogo dati e ha aperto diversi account su piattaforme per riscuotere il denaro rubato. Dopodiché, ha acquistato schede IC con nomi falsi e diverse schede SIM, ha cambiato continuamente canale di comunicazione e ha addirittura utilizzato diversi alias per nascondere la sua identità. Ha utilizzato codici concordati in precedenza per comunicare e ha imboccato definitivamente un percorso di non ritorno dal crimine. Ciò che Liu non si aspettava, poiché pensava di procedere con cautela passo dopo passo, era di essere caduto nella trappola delle agenzie di spionaggio straniere. Dopo che l’altra parte lo aveva raggirato fornendogli informazioni riservate per una cifra molto bassa, avevano interrotto ogni contatto con lui. Tuttavia, lo sconfortato Liu non era attento al proprio comportamento. La sua mentalità da giocatore continuava a giocargli brutti scherzi. Ha tentato di “dedurre e perfezionare” le lacune nei suoi metodi per commettere crimini. Ben presto è tornato a portare informazioni riservate all’estero per venderle. Nel giro di sei mesi ha viaggiato segretamente in molti paesi e ha fatto trapelare i segreti del nostro Paese.

La legge è come una lunga rete e non ci sono scappatoie. Le autorità di sicurezza dello Stato hanno scoperto e acquisito informazioni dettagliate sui contatti di Liu con le agenzie di intelligence straniere e hanno arrestato Liu in conformità con la legge. Dopo averlo interrogato, Liu ha confessato i suoi crimini. Alla fine, Liu è stato condannato a morte e privato a vita dei suoi diritti politici per i crimini di spionaggio e di divulgazione illegale di segreti di stato».

La sentenza – che comporta anche la privazione a vita dei diritti politici – è stata emessa dopo un’indagine condotta dagli organi di sicurezza e rientra nell’ambito del giro di vite di Pechino contro le minacce alla sicurezza nazionale. 

Analisi della sentenza di condanna

La sentenza capitale inflitta a Liu poggia su specifiche disposizioni del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese relative ai reati di spionaggio e alla tutela dei segreti di Stato. In particolare, l’art. 110 del Codice Penale cinese definisce i reati di spionaggio (ad esempio, affiliarsi a un’organizzazione spionistica o accettarne missioni) e li punisce, quando mettono in pericolo la sicurezza dello Stato, con pene detentive non inferiori a 10 anni o ergastolo (nei casi meno gravi la pena va da 3 a 10 anni)​.

L’art. 111 si riferisce invece in modo mirato alla sottrazione, spionaggio, acquisto illegale o divulgazione di segreti di Stato o intelligence a favore di entità estere, prevedendo in tali casi la reclusione da 5 a 10 anni; se però “le circostanze sono particolarmente gravi” la pena sale ad almeno 10 anni o ergastolo, mentre in caso di circostanze relativamente minori può scendere sotto i 5 anni​.

Nel caso di Liu, le autorità hanno ritenuto applicabili entrambe queste fattispecie criminose: egli avrebbe infatti commesso atti di spionaggio in senso lato (stabilendo un contatto attivo con agenti stranieri per cedere informazioni) e, nello specifico, fornito illegalmente segreti di Stato a un’organizzazione straniera.

Un elemento chiave per comprendere la severità della pena è l’ulteriore disposizione del Codice Penale che consente il ricorso alla pena capitale in materia di sicurezza dello Stato. L’art. 113 prevede infatti che, per i reati contro la sicurezza nazionale (quali quelli sopra citati), “se il danno causato allo Stato e al popolo è estremamente grave o le circostanze sono estremamente gravi” il colpevole può essere punito con la morte​.

Tale eccezione – esclusa solo per alcuni reati politici specifici – è stata invocata nel caso di Liu. Il tribunale ha evidentemente ravvisato circostanze di estrema gravità nella condotta dell’imputato: secondo il MSS, in soli sei mesi Liu ha effettuato viaggi clandestini in più paesi e venduto un volume ingente di dati classificati, infliggendo un “grave danno” ai segreti nazionali cinesi​.

Inoltre, la sua azione sarebbe stata pianificata con cura e reiterata: dopo una prima cessione di informazioni (avvenuta a prezzo irrisorio per effetto di un inganno da parte degli agenti stranieri), Liu non si è fermato ma ha perfezionato i suoi metodi e ha tentato nuovamente di vendere altri segreti all’estero, fino a quando non è stato arrestato​.

Questi fattori aggravanti – premeditazione, ingente quantità di materiale segreto trafugato, reiterazione del reato e danno potenzialmente grave alla sicurezza nazionale – spiegano perché il caso sia stato giudicato tra i più seri possibili, tali da giustificare l’estremo rigore sanzionatorio previsto dall’ordinamento.

Va sottolineato che, sebbene la legislazione cinese contempli la pena di morte per reati di spionaggio in casi eccezionali, nella prassi giudiziaria contemporanea tale esito è piuttosto raro. In genere, anche in vicende di sicurezza nazionale, i tribunali cinesi optano per pene detentive molto lunghe o l’ergastolo, riservando la condanna capitale solo a circostanze di gravità straordinaria. La decisione di condannare a more un ex ricercatore per spionaggio segnala che le informazioni divulgate da Liu riguardavano probabilmente settori strategici di prim’ordine (ad es. tecnologie militari sensibili), costituendo un tradimento particolarmente allarmante per lo Stato​.

La prassi aveva finora mostrato come persino casi di corruzione di alti funzionari spesso si siano conclusi con condanne a morte immediatamente sospese (ergastolo di fatto); il fatto che per Liu non si sia proceduto automaticamente alla sospensione, e conversione, della pena capitale indica la “speciale gravità” del caso, legata con ogni probabilità alla natura estremamente delicata dei segreti scientifici/militari venduti e alla volontà di applicare uno standard punitivo più elevato per la protezione delle tecnologie chiave​.

In altri termini, la sentenza intende lanciare un chiaro segnale: chiunque, anche un tecnico esperto e inserito in istituti di ricerca nazionali, tradisca la fiducia dello Stato vendendo segreti critici può aspettarsi la punizione più severa prevista dalla legge.

Il quadro normativo sulla sicurezza nazionale e la ricerca scientifica

La vicenda di Liu si inserisce in un contesto normativo cinese in rapida evoluzione sul fronte della sicurezza nazionale, specialmente per quanto riguarda la protezione delle informazioni sensibili nei settori scientifici e tecnologici. Negli ultimi anni, e in particolare dal 2023 in poi, Pechino ha introdotto importanti riforme legislative per rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione dello spionaggio, ampliando i limiti e gli obblighi posti a carico di individui e organizzazioni che operano in ambiti delicati.

Un provvedimento centrale è stata la revisione della Legge sul controspionaggio, approvata nell’aprile 2023 ed entrata in vigore il 1° luglio 2023. Questa riforma – la prima dalla promulgazione originaria della legge nel 2014 – ha ampliato in modo significativo la definizione legale di “attività di spionaggio” e ha potenziato i poteri investigativi delle autorità di sicurezza​. In base al nuovo testo, lo spettro delle condotte considerate spionistiche non si limita più al classico trasferimento illecito di segreti di Stato o intelligence, ma include anche il furto o la cessione di qualsiasi “documento, dato, materiale o oggetto relativo alla sicurezza nazionale o agli interessi nazionali”​ (art. 4 punto 3).

Questa formulazione, volutamente ampia e onnicomprensiva, estende la tutela ben oltre i documenti classificati in senso stretto: ad esempio, dati scientifici o tecnologici sensibili, risultati di ricerca strategica o prototipi innovativi potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione della legge anti-spionaggio qualora siano ritenuti attinenti agli interessi vitali dello Stato. Ciò implica che ricercatori, ingegneri e personale tecnico-scientifico operante su progetti critici debbano osservare una vigilanza ancora maggiore, poiché la linea di confine tra attività lecite (come collaborazioni accademiche internazionali) e violazioni di sicurezza è divenuta più sfumata. In parallelo, la legge riveduta ha accresciuto le prerogative dei servizi di sicurezza nel condurre indagini: ad esempio, consente perquisizioni forzose di effetti personali e dispositivi elettronici di sospettati di spionaggio, e autorizza il divieto di espatrio per cittadini cinesi ritenuti rischiosi per la sicurezza nazionale (nonché il diniego del visto per stranieri considerati una minaccia)​.

Un altro tassello normativo di rilievo è l’emendamento recente della Legge sulla tutela dei segreti di stato, in vigore dal 5 gennaio del 2024. Si tratta del primo aggiornamento significativo dal 2010, motivato dall’esigenza di colmare lacune emerse in un decennio di rapida evoluzione tecnologica e di accresciuta competizione geopolitica. Il testo riformato impone nuove restrizioni ai soggetti che hanno accesso a informazioni riservate. In base alle modifiche proposte, tutti i dipendenti statali o di enti strategici che lavorano a segreti di Stato non potranno recarsi all’estero senza preventiva autorizzazione (artt. 45 e 46), limitazione che resta valida anche dopo la cessazione del rapporto di impiego. 

Questa misura mira chiaramente a prevenire casi di “fughe di notizie” postume alla fine di un rapporto di lavoro – situazione nella quale rientra proprio il caso di Liu, che ha lasciato l’istituto di ricerca portando con sé una mole di dati riservati. Oltre a ciò, la revisione della legge sul segreto di Stato ha esteso l’ambito di applicazione della normativa: le nuove clausole proposte ampliano la copertura a settori come istruzione, tecnologia, uso di Internet e strutture militari, segno che la sensibilità per la protezione delle informazioni pervade ormai tutti gli ambiti, dalle università ai centri di ricerca, dalle aziende hi-tech fino ai network informatici e infrastrutture critiche​.

Contestualmente, il concetto di sicurezza nazionale è stato elevato a priorità politica assoluta dal governo cinese. La nuova Legge sulla sicurezza nazionale del 2015, all’art. 2, definisce “sicurezza nazionale” il sistema politico di governo, la sovranità, l’unità, l’integrità territoriale, il benessere del popolo, lo sviluppo economico e sociale sostenibile e tutti gli altri interessi fondamentali per lo stato. 

Nel quadro della crescente competizione strategica con potenze straniere, Pechino percepisce il proprio patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche come un asset da proteggere strenuamente. 

In conclusione, la condanna a morte dell’ex ingegnere Liu rappresenta un momento spartiacque per il diritto cinese in materia di segreti di stato: raramente in anni recenti si era vista una sentenza tanto grave per spionaggio, e la sua enfatizzazione sui media suggerisce la volontà di farne un esempio per tutti. Dal punto di vista giuridico, il caso mostra come le norme penali cinesi possano colpire duramente il tradimento dei segreti scientifici nazionali, soprattutto alla luce dei recenti irrigidimenti normativi (art.110, 111 e 113 codice penale combinati, supportati dalle nuove leggi sulla sicurezza, controspionaggio e tutela dei segreti di stato). Sul piano pratico, è probabile che istituti di ricerca, università e aziende cinesi rafforzino ulteriormente le misure interne di sicurezza – controlli sui dispositivi, procedure di uscita dei dipendenti, verifica dei background – per prevenire altri episodi analoghi. Allo stesso tempo, la comunità scientifica cinese recepisce un messaggio chiaro, vale a dire il confine tra collaborazione internazionale e violazione della sicurezza può diventare sottile, e l’onere di non oltrepassarlo grava pesantemente sul singolo, sotto pena di conseguenze estremamente severe. In un’era in cui conoscenza e potere nazionale sono più intrecciati che mai, la vicenda di Liu conferma quanto accanita e sensibile sia la competizione internazionale per il primato tecnologico.

Citazione consigliata: Cardillo I., [Titolo], in Istituto di Diritto Cinese, [data], disponibile all’indirizzo […]

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