Toward a Shared Green Future: China, Africa and the Strategic Reconfiguration of the Global Energy Transition”
Il 19 febbraio 2026 si è svolto il seminario internazionale “Toward a Shared Green Future: China, Africa and the Strategic Reconfiguration of the Global Energy Transition”, promosso dall’Africa–China Centre for Policy & Advisory, con il coinvolgimento dell’Istituto di Diritto Cinese tra i partner istituzionali. Relatore il Presidente Ivan Cardillo.
L’incontro ha offerto un’analisi approfondita delle trasformazioni in atto nella geografia energetica globale, mettendo al centro il ruolo congiunto di Cina, Africa ed Europa nella costruzione di un nuovo equilibrio tra sviluppo, sicurezza energetica e sostenibilità climatica. Il dibattito ha evidenziato come l’Africa, pur detenendo circa il 30% delle riserve mondiali di minerali critici e un potenziale straordinario nel solare e nell’eolico, continui a intercettare una quota marginale dei flussi globali di finanza climatica e del valore aggiunto generato dalle filiere industriali green.
Uno dei temi centrali è stato quello della “resource sovereignty”. È emersa con chiarezza la necessità di superare il modello estrattivo fondato sull’esportazione di materie prime grezze, per favorire processi di raffinazione, trasformazione industriale e produzione locale di componenti per batterie, tecnologie rinnovabili e sistemi di accumulo. La costruzione di catene del valore africane integrate, sostenute da politiche industriali mirate, zone economiche speciali e partnership tecnologiche con operatori cinesi ed europei, è stata indicata come condizione essenziale per una vera industrializzazione verde.
Ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra infrastrutture e clima. È stato sottolineato come la capacità ingegneristica e finanziaria cinese, storicamente orientata anche verso progetti ad alta intensità di carbonio, stia progressivamente convergendo verso soluzioni rinnovabili, mini-grid e infrastrutture energetiche a basse emissioni, soprattutto dopo l’annuncio del 2021 sullo stop al finanziamento di centrali a carbone all’estero. La questione chiave non è più se investire, ma come orientare gli investimenti in modo coerente con gli obiettivi climatici africani, evitando nuovi lock-in fossili.
Il seminario ha inoltre affrontato la dimensione trilaterale UE–Cina–Africa. In un contesto di competizione sistemica, la transizione energetica è stata individuata come uno degli ambiti nei quali è ancora possibile costruire convergenze pragmatiche. Sono stati discussi modelli di co-finanziamento, piattaforme comuni e strumenti di blended finance capaci di combinare la capacità industriale cinese con gli standard regolatori e le garanzie finanziarie europee, sotto una regia strategica africana. La cooperazione non è stata presentata come opzione ideale, ma come necessità sistemica per colmare il gap di investimenti.
Particolare interesse ha suscitato il “fattore spazio”: l’impiego di tecnologie satellitari e dati di osservazione terrestre per la pianificazione delle reti, la mappatura del potenziale solare ed eolico e il monitoraggio ambientale. L’integrazione tra geospazialità, intelligenza artificiale e programmazione energetica è stata indicata come uno degli strumenti più promettenti per rendere le politiche pubbliche più efficienti e data-driven.
Sul piano finanziario, è stato evidenziato il divario tra fabbisogni stimati per la transizione africana — superiori a 250 miliardi di dollari annui — e i flussi effettivi attualmente disponibili. Green bonds, sustainability-linked loans, garanzie multilaterali e meccanismi di aggregazione di progetti rurali sono stati analizzati come strumenti indispensabili per rendere bancabili iniziative diffuse e attrarre capitali istituzionali.
Infine, la relazione ha messo in luce le implicazioni delle politiche climatiche cinesi per i paesi africani esportatori di combustibili fossili. L’accelerazione della decarbonizzazione in Cina potrebbe ridurre la domanda di petrolio e carbone africani, ma al tempo stesso rafforzare la centralità strategica di minerali critici e tecnologie pulite. Per molti Stati africani, la sfida consiste nell’anticipare questa riconfigurazione, reinvestendo le rendite fossili in infrastrutture e capacità produttive orientate alla transizione.
Il seminario ha confermato come la ridefinizione dell’ordine energetico globale non sia soltanto una questione tecnologica, ma una trasformazione geopolitica e industriale di lungo periodo. La prospettiva di un “futuro verde condiviso” richiede coordinamento istituzionale, visione strategica e una rinnovata centralità africana nella governance della transizione.

