Associazione per lo Sviluppo Economico e Imprenditoriale Italia–Cina



CGTN-The Point 62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco

13 Feb 2026 | Mediateca 媒体库, News Biz forum

(English below)

In diretta su CGTN – The Point
62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco | 13–15 febbraio 2026

Guarda intervista completa su CGTN The Point with Liu Xin 

Il 13 febbraio 2026 il Presidente Ivan Cardillo ha partecipato in diretta al programma The Point di CGTN, dedicato al Munich Security Report 2026 e ai più recenti sviluppi nelle relazioni tra Cina, Stati Uniti e Unione Europea. La trasmissione è andata in onda alle 11:30 (ora di Pechino), nel giorno di apertura della 62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

Il Rapporto di quest’anno si articola attorno a una tesi forte e provocatoria: l’ordine internazionale costruito dopo il 1945 sarebbe oggi “sotto distruzione”. Secondo il documento, un ruolo centrale in questo processo sarebbe attribuibile all’attuale amministrazione statunitense, che avrebbe messo in discussione regole e istituzioni consolidate non attraverso riforme graduali, ma mediante scelte politiche di rottura.

Nel suo intervento Cardillo ha sottolineato che ciò a cui stiamo assistendo non è soltanto una crisi dell’ordine internazionale, ma un vero e proprio cambio di paradigma.

Dalla fiducia presunta alla fiducia condizionata

Per decenni, le relazioni transatlantiche si sono fondate su un presupposto implicito: la fiducia tra alleati storici era strutturale, quasi automatica. Oggi questo presupposto non può più essere dato per scontato.

La fiducia è divenuta condizionata.

Garanzie di sicurezza, accordi commerciali e coordinamento diplomatico vengono sempre più letti in termini di reciprocità e di riequilibrio degli oneri. Ciò che per lungo tempo ha rappresentato una cultura strategica condivisa è ora oggetto di negoziazione.

Gli Stati Uniti stanno segnalando che i propri impegni di lungo periodo devono essere ricalibrati alla luce di pressioni economiche interne, vincoli fiscali e polarizzazione politica. Non si tratta necessariamente di un abbandono delle alleanze, ma di una loro ridefinizione.

L’incertezza strategica come elemento strutturale

Uno dei punti centrali che Cardillo ha evidenziato è che l’incertezza strategica non è più episodica: è diventata strutturale.

Gli attori europei non stanno reagendo a una semplice oscillazione contingente della politica estera americana, ma si stanno preparando a un contesto in cui l’impegno degli Stati Uniti può risultare:

  • Più selettivo
  • Più transazionale
  • Più esplicitamente collegato a concessioni economiche

In questa prospettiva, ciò che il Rapporto definisce “distruzione” può essere interpretato piuttosto come una rinegoziazione degli equilibri e delle responsabilità all’interno del sistema transatlantico.

La logica americana: riequilibrio come sostenibilità

Dal punto di vista di Washington, il cambio di passo viene presentato non come disimpegno, ma come riequilibrio.

L’argomentazione avanzata è che la sostenibilità del ruolo globale americano richiede:

  • Maggiori investimenti europei nella difesa
  • Condizioni commerciali più reciproche
  • Riduzione delle asimmetrie negli oneri strategici

L’obiettivo dichiarato è garantire la sostenibilità di lungo periodo dell’impegno statunitense, anche in risposta a crescenti pressioni interne legate al costo della vita, alla deindustrializzazione e al malcontento sociale.

L’approccio transazionale

Il metodo che si sta affermando è di tipo transazionale.

Le decisioni non sono più ancorate primariamente alla continuità istituzionale o a un’identità normativa condivisa, ma vengono valutate in termini di utilità immediata, leva negoziale e ritorno politico interno.

Questo comporta conseguenze rilevanti:

  • Il commercio diventa strumento strategico
  • Le garanzie di sicurezza si collegano agli accordi economici
  • I quadri multilaterali cedono spazio a negoziazioni bilaterali

L’Europa, in risposta, accelera il dibattito su autonomia strategica e capacità di difesa, pur restando profondamente interconnessa agli Stati Uniti sul piano economico e istituzionale.

La prospettiva cinese e il messaggio atteso di Wang Yi

La presenza del Ministro degli Esteri Wang Yi alla Conferenza di Monaco assume un significato particolare in questo contesto. È plausibile che il messaggio cinese insista su:

  • Difesa del multilateralismo
  • Centralità delle Nazioni Unite
  • Opposizione alla logica dei blocchi contrapposti
  • Promozione della cooperazione economica

In un momento di ricalibrazione transatlantica, Pechino tende a presentarsi come attore orientato alla stabilità e alla continuità. Al tempo stesso, l’Europa mantiene un approccio prudente, bilanciando cooperazione economica e considerazioni strategiche.

Un sistema in transizione

La discussione di quest’anno a Monaco non segnala la fine dell’ordine internazionale, ma la sua trasformazione.

Stiamo passando da un sistema fondato su leadership presunta e fiducia strutturale a un contesto caratterizzato da:

  • Alleanze condizionate
  • Impegni negoziati
  • Incertezza strategica permanente

Non è la dissoluzione del legame transatlantico. È l’avvio di una nuova fase, in cui sostenibilità, reciprocità e vincoli politici interni ridefiniscono l’architettura della governance globale.

Comprendere questa transizione con lucidità analitica, evitando letture eccessivamente sensazionalistiche, è oggi essenziale per istituzioni, imprese e decisori politici chiamati a operare in uno scenario internazionale profondamente mutato.

Live on CGTN – The Point
62nd Munich Security Conference | February 13–15, 2026

Watch the interview on CGTN The Point with Liu Xin 

On February 13, 2026, Chairman Ivan Cardillo participated in a live broadcast of The Point on CGTN, dedicated to the 2026 Munich Security Report and the evolving dynamics of China–U.S.–EU relations. The program aired at 11:30 a.m. Beijing Time, on the opening day of the 62nd Munich Security Conference.

This year’s Munich Security Report is framed around a powerful and provocative thesis: that the post-1945 international order is “under destruction.” The report attributes a central role in this process to the current U.S. administration, suggesting that long-standing institutions and rules are being challenged not through incremental reform, but through abrupt and disruptive policy shifts.

During the discussion, Cardillo emphasized that we are witnessing not merely a crisis of the international order, but a paradigm shift.

From Assumed Trust to Conditional Trust

For decades, transatlantic relations rested on an implicit assumption: trust among historical allies was structural, almost automatic. That assumption is no longer self-evident.

Today, trust has become conditional.

Security guarantees, trade arrangements, and diplomatic coordination are increasingly framed in terms of reciprocity and burden-sharing. What once functioned as a shared strategic culture is now subject to renegotiation. The United States is signaling that its long-term commitments must be recalibrated in light of domestic economic pressures, fiscal constraints, and political polarization.

This does not necessarily mean the collapse of alliances. It means that alliance politics is entering a new phase.

Strategic Uncertainty as a Structural Element

One of the key points that Cardillo raised is that strategic uncertainty is no longer episodic—it is structural.

European actors are not reacting to a temporary fluctuation in U.S. foreign policy. They are preparing for a world in which American engagement may be:

  • More selective
  • More transactional
  • More explicitly tied to economic concessions

In this sense, what the Munich Report describes as “destruction” may be better understood as a renegotiation of hierarchy and responsibility within the transatlantic system.

The American Logic: Rebalancing as Sustainability

From Washington’s perspective, the shift is framed not as abandonment, but as rebalancing.

The argument advanced by U.S. policymakers is that a sustainable American global role requires:

  • Greater European defense spending
  • More reciprocal trade terms
  • Reduced asymmetric burdens

The objective is presented as ensuring the long-term viability of American engagement, rather than perpetuating what some perceive domestically as disproportionate commitments.

This approach reflects a broader transactional logic: agreements must demonstrate short-term utility, especially in light of domestic political pressures and rising popular discontent over inflation, industrial decline, and social fragmentation.

The Transactional Turn

The prevailing diplomatic method is increasingly transactional.

Rather than anchoring decisions primarily in institutional continuity or normative alignment, policy choices are framed around immediate leverage, cost-benefit calculations, and domestic political return.

This has consequences:

  • Trade becomes a strategic instrument.
  • Security guarantees are linked to economic arrangements.
  • Multilateral frameworks are subordinated to bilateral negotiations.

Europe is adjusting to this reality by accelerating debates on strategic autonomy and defense capacity. At the same time, it remains deeply intertwined with the United States economically and institutionally.

China’s Perspective and Wang Yi’s Expected Message

Foreign Minister Wang Yi’s presence at the Munich Security Conference is significant. China is likely to emphasize:

  • Support for multilateralism
  • Stability in global governance
  • Opposition to bloc confrontation
  • Commitment to economic cooperation

In a moment of transatlantic recalibration, Beijing may seek to present itself as a predictable and continuity-oriented actor. At the same time, Europe remains cautious, balancing economic engagement with strategic concerns.

A System in Transition

The key takeaway from this year’s Munich discussions is not the collapse of the international system, but its transformation.

We are moving from a post-war order grounded in assumed leadership and institutionalized trust to a system characterized by:

  • Conditional alliances
  • Negotiated commitments
  • Structural uncertainty

This is not the end of the transatlantic relationship. It is the beginning of a new phase—one in which sustainability, reciprocity, and domestic political constraints reshape the architecture of global governance.

The debate at Munich reflects a world in transition. Understanding that transition—without succumbing to sensationalism—is essential for policymakers, institutions, and businesses navigating the next decade.

Scopri di più da Istituto di Diritto Cinese

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Istituto di Diritto Cinese

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere