Cooperazione e non Confronto
(di seguito in traduzione italiana l’articolo Cooperation over confrontation apparso il 14 aprile 2025 sul China Daily)
Fiducia, stabilità e mutuo beneficio dovrebbero essere le fondamenta delle relazioni economiche tra Unione Europea e Cina, in un contesto geopolitico globale sempre più incerto.
di Ivan Cardillo
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha posto l’Europa e la Cina di fronte a un bivio nelle loro relazioni economiche. Il protezionismo statunitense – contraddistinto da dazi estesi e dall’agenda “America First” – rappresenta un fattore destabilizzante per il commercio globale. In un contesto di incertezza nelle catene di approvvigionamento e di fragilità della crescita economica, il futuro delle relazioni economico-commerciali tra UE e Cina assume un’importanza cruciale. È in questo scenario che emerge la necessità di puntare sulla cooperazione, sui partenariati strategici e su quadri normativi stabili, evitando l’inefficienza e i danni strutturali che derivano da misure unilaterali e conflittuali come i dazi.
Le misure economiche unilaterali erodono fiducia e prevedibilità – le basi stesse di un commercio stabile.
Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, le tensioni commerciali tra l’UE e la Cina sono degenerate in una spirale di dazi reciproci. L’UE ha imposto dazi anti-sussidi fino al 35,3% sui veicoli elettrici cinesi, provocando immediate contromisure da parte di Pechino sotto forma di dazi antidumping sul brandy europeo e di indagini su prodotti agricoli europei. Il conflitto si è rapidamente esteso: da una misura mirata ai veicoli elettrici si è arrivati al biodiesel, all’eritritolo e al biossido di titanio da parte europea, mentre la Cina ha ampliato le proprie contromisure a settori strategici europei, tra cui carne suina e latticini.
Tuttavia, gli squilibri commerciali non possono essere risolti attraverso i dazi. Le loro cause sono strutturali – vantaggi comparati, dinamiche di consumo, specializzazione produttiva – e richiedono interventi interni mirati e cooperazione multilaterale.
Le misure punitive non conducono a “migliori accordi”, ma frequentemente al deterioramento del dialogo.
La cooperazione economica tra UE e Cina possiede un potenziale straordinario, purché incanalata attraverso accordi stabili e apertura reciproca. Numerose aziende europee attive in Cina registrano ritorni sull’investimento molto positivi, mentre le imprese cinesi in Europa generano occupazione e apportano capitali. Nel solo 2024, oltre 59.000 nuove imprese a capitale straniero sono state registrate in Cina – un aumento del 9,9% su base annua – con un rendimento medio degli investimenti diretti esteri attorno al 9%,, tra i più elevati al mondo. Tali profitti rafforzano le aziende madri in Europa, sostenendo posti di lavoro e innovazione. Dall’automotive ai beni di lusso, le imprese europee hanno prosperato grazie al partenariato con la Cina. I benefici di lungo termine dell’integrazione economica superano ampiamente i guadagni contingenti perseguiti attraverso il protezionismo.
Il deterioramento dei meccanismi di reciprocità tra UE e Cina ha alimentato scetticismo sia a Bruxelles che a Pechino.
Da anni, attori europei denunciano un accesso asimmetrico al mercato: mentre le imprese cinesi godono di ampio accesso al mercato europeo, le aziende europee in Cina affrontano barriere normative e informali. Questo ha portato l’UE a richiedere reciprocità e parità di condizioni. I negoziati dell’Accordo Globale sugli Investimenti (CAI), condotti tra il 2014 e il 2020, erano nati proprio per affrontare queste problematiche. Tuttavia, a seguito delle sanzioni incrociate del 2021 legate a dispute sui diritti umani, il Parlamento Europeo ha congelato la ratifica dell’accordo, accantonando sette anni di lavoro diplomatico.
Questa rottura ha mostrato come le divergenze politiche possano minare profondamente la diplomazia economica: l’UE ha ritenuto inaccettabile che la Cina sanzionasse dei rappresentanti eletti, mentre Pechino ha percepito un’influenza esterna (statunitense) nelle decisioni europee.
Ricostruire la fiducia è una priorità assoluta, ed è possibile solo attraverso misure coerenti e orientate alla costruzione di affidabilità.
Innanzitutto, è necessario migliorare la comunicazione e la trasparenza. Le incomprensioni generano sospetto. Da un lato, i regolatori europei temono le politiche industriali cinesi e i sussidi di Stato; dall’altro, le autorità cinesi vedono nella strategia europea della “riduzione del rischio” una maschera per il protezionismo. Il rilancio dei dialoghi economici ad alto livello e dei gruppi di lavoro tematici può aiutare entrambe le parti a comprendere le rispettive sensibilità e ad evitare escalation.
In secondo luogo, l’Europa e la Cina devono riconoscere il loro interesse condiviso nel preservare un ordine economico-geopolitico equilibrato. Nessuna delle due parti trae beneficio da una nuova “guerra fredda” o da una frammentazione del sistema globale. L’UE definisce la Cina come “partner, concorrente e rivale” – una complessità che riflette la realtà. La competizione strategica non scomparirà, ma non deve impedire partenariati costruttivi. Mantenere l’interlocuzione con la Cina è parte integrante della strategia europea per l’autonomia strategica – evitando una dipendenza unilaterale da qualsiasi potenza, inclusi gli Stati Uniti. L’Europa deve essere in grado di resistere a pressioni esterne, affermando in modo chiaro i propri interessi.
Infine, la fiducia si rafforza attraverso risultati concreti e condivisi. Nulla genera fiducia come il successo. Un esempio potrebbe essere un accordo settoriale su una “Partnership per le Tecnologie Verdi”, che elimini i dazi sui beni ambientali e istituisca fondi congiunti per progetti di energia pulita. Oppure l’attuazione efficace del Piano d’Azione 2025 cinese per la stabilizzazione degli investimenti esteri, che se portato avanti con coerenza e trasparenza, dimostrerebbe la volontà di apertura di Pechino e rassicurerebbe gli investitori europei. Dal canto suo, l’UE potrebbe dimostrare apertura rilanciando il dialogo sugli investimenti o rivedendo alcune misure di controllo alle esportazioni, in cambio di azioni di reciprocità da parte cinese.
Fiducia, stabilità e mutuo beneficio devono rappresentare la bussola delle relazioni economiche tra Europa e Cina, in un’epoca di crescente incertezza geopolitica.
Mescolare questioni commerciali e temi di sicurezza è un errore strategico grave. Il commercio non deve diventare danno collaterale della competizione geopolitica. L’obiettivo non è ottenere un accordo temporaneo sotto la pressione di circostanze contingenti, bensì costruire una partnership solida, orientata al futuro, fondata sul rispetto reciproco e su una prosperità condivisa.
Il successo delle relazioni economiche UE-Cina potrà rappresentare un esempio di come la cooperazione basata su regole e apertura possa prosperare anche in un mondo sempre più frammentato.
